giovedì 15 gennaio 2015

Derive. Variazioni qualitative del quotidiano

Derive. Variazioni qualitative del quotidiano 

Roberto Pugliese, Alessandro Sciaraffa, Emiliano Zelada 
a cura di Alberto Fiore e Angel Moya Garcia 

Il progetto si sviluppa a seguito di una residenza svolta tra settembre e ottobre a Roma e Genazzano. Durante questa esperienza gli artisti, sradicati dai loro ambienti quotidiani, si sono posti in una condizione ricettiva particolare verso stimoli non consueti. Il filo che lega il progetto espositivo alla residenza è la convinzione che il suono, tradizionalmente posto in secondo piano rispetto all’esplorazione visiva e fisica dello spazio, sia invece in grado di acquisire stimoli in tutta autonomia, conservarli nella memoria e condurli quindi in un percorso creativo. Ogni artista è stato in un primo momento al centro di una personale “deriva” per poi riflettere sugli input acustici, visivi e ambientali precedentemente sperimentati. Le opere presentate sono dunque la conclusione ideale di un percorso e la prova di come il linguaggio sonoro sia in grado di agire sulla percezione dello spazio per poi riformularne l’esplorazione.

Roberto Pugliese, partendo dall’idea di paesaggio sonoro di Schafer, la traduce in una deriva non più psicogeografica ma psicoacustica dove lo spettatore, nel suo movimento nell’ambiente, è preceduto dal suono che si muove intorno ad esso così da avvolgerlo. Gli elementi in plexiglass rivestono un doppio ruolo: sono la cassa di risonanza dei suoni sintetici e concreti prodotti dagli speaker e li rendono allo stesso tempo molto direzionati, di modo che lo spettatore abbia una percezione precisa del movimento sonoro. 



Partendo dell’esperienza della residenza a Genazzano, la deriva rappresenta per Alessandro Sciaraffa la partecipazione attiva alla conoscenza. In questo senso, le derive diventano evocazione del “conosci te stesso”. I suoni vengono direzionati anche in base alla risposta del visitatore che si vedrà costretto a rispondere all’installazione in modo non calcolato, dubitando delle proprie certezze. 


Emiliano Zelada propone un lavoro nato in collaborazione con la NASA e basato sullo studio di punti apparentemente fissi nel cielo che si rivelano nella loro emittenza sonora. Queste stelle producono un suono che sembra rimanere in sordina, non essendo percepito né seguito dai sensi e dalla mente: le stelle infatti sono state storicamente prese in considerazione dall’uomo per la loro componente visiva, che ha costituito un insostituibile punto di riferimento in diversi ambiti, dall’orientamento geografico alla mitologia.

http://www.ciacmuseum.com/documenti/1323421550_ciac_-_5_mostre_-_dicembre.pdf

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