a cura di Angel Moya Garcia
con Francesca Banchelli, Roberta Cavallari, Corinna Conci, Eleonora Di Marino, Caterina Pecchioli, Barbara Uccelli e Valentina Vetturi
Tenuta Dello Scompiglio, Vorno, capannori (LU)
settembre 2011
Lo Schema di Johari, inventato nel 1955 da Joseph Luft e Harry Ingham, è collegato principalmente ad aspetti di comunicazione interpersonale. Esso prova a definire le relazioni interpersonali tra gli individui in quattro quadranti basati su due dimensioni.
Mentre nella dimensione orizzontale si misura il grado di conoscenza che la persona ha di se stesso, la misura verticale si riferisce invece al grado di conoscenza che gli altri hanno del soggetto.
La combinazione di queste due dimensioni porta all'identificazione di quattro aree: "Arena" o area pubblica, rappresenta le informazioni che sono note sia al soggetto che agli altri; "Facciata" o area privata, comprende le informazioni che la persona conosce di sé ma che gli altri ignorano; "Punto Cieco" o area cieca, le informazioni sulla persona sono note agli altri, ma non alla persona stessa; infine "Ignoto" o area dell'inconscio che rappresenta le informazioni sconosciute sia al soggetto che agli altri.
Mentre nella dimensione orizzontale si misura il grado di conoscenza che la persona ha di se stesso, la misura verticale si riferisce invece al grado di conoscenza che gli altri hanno del soggetto.
La combinazione di queste due dimensioni porta all'identificazione di quattro aree: "Arena" o area pubblica, rappresenta le informazioni che sono note sia al soggetto che agli altri; "Facciata" o area privata, comprende le informazioni che la persona conosce di sé ma che gli altri ignorano; "Punto Cieco" o area cieca, le informazioni sulla persona sono note agli altri, ma non alla persona stessa; infine "Ignoto" o area dell'inconscio che rappresenta le informazioni sconosciute sia al soggetto che agli altri.
Nell'ottica dello Schema di Johari, che prova a definire le relazioni interpersonali tra gli individui in quattro quadranti, sette artiste sono invitate a lavorare sui rapporti intersoggettivi: dalla riflessione sulla propria identità fino ai dispositivi della comunicazione quotidiana. Addentrandosi in una o più aree di questo quadrante, valicando i labili confini che le dividono, accentando lo schema, capovolgendolo, reinterpretandolo o annullandolo attraverso il linguaggio performativo.



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